Dall’Illuminismo al Romanticismo

Nella seconda metà del Settecento si possono notare numerose tendenze che contrastano con la dominante mentalità illuminista e sembrano anticipare quelli che sono gli atteggiamenti tipici del romanticismo.

Man mano che ci si fa avanti nel secolo XVIII infittiscono i segni premonitori dell’avvento di una nuova sensibilità e di un nuovo gusto, che sostituiscono

all’ideale classico della regolarità, dell’evidenza, dell’armonia ,

la ricerca dell’irregolare, del tempestoso, del terribile, dell’indefinito

Il passaggio fra le due culture letterarie viene visto da alcuni come graduale evoluzione di fermenti preromantici presenti in tutto il Secondo Settecento.

In particolare W.Binni nel suo studio sul Preromanticismo italiano.( ESI Napoli 1959) trova tanti fermenti anticlassici nelle opere di Bettinelli, Baretti, Cesarotti, Alfieri.

Anzi U.Bosco prende l’avvio da certi atteggiamenti anticlassici del tardo Cinquecento rinvenibili negli scritti dell’Aretino,del Bruno e che attraverso il Marino sfoceranno nel Barocco .

Su questa linea è d’accordo, grosso modo, anche il Sansone, il quale nega sì che tra le due civiltà ci sia un’opposizione radicale e totale, ma ci mette in guardia a non esagerare in senso opposto :

"Tra illuminismo e romanticismo in realtà non c’è il rapporto di svolgimento, di evoluzione e rinnovamento graduale che c’è di consueto tra molti eventi della storia, ma un moto di trasformazione assai rapido e talora violento, cioè quel modo del ritmo storico veloce, drammatico e ricco di fratture e di eccessi polemici, che si suole dire rivoluzionario."

Il De Ruggiero, nella sua nota storia della filosofia, afferma che è compito della storia indagare la genesi delle antitesi dalle tesi.

E’ infatti difficile, per lui, immaginare un’intera età storica , per quanto raziocinatrice infaticabile, che non trovi nel suo lavoro dei punti di resistenza e di arresto, che la costringono a limitare le sue pretese di tutto chiarire e illuminare con i lumi della ragione.

"Vi sono in realtà delle zone d’ombra e di penombra, che lo sforzo rischiaratore della ragione non riesce del tutto ad attraversare : tali, ad esempio, la vita istintiva, le passioni, il genio. Essa le individua, le circuisce, tenta di dominarle, ma alla fine è costretta a riconoscere che le loro tenebre sono impenetrabili.

Questa scoperta dell’irrazionale è di grande importanza nella storia del razionalismo illuministico : essa segna l’inizio di una crisi e di una e di una revisione, da cui nascerà una nuova concezione della ragione.

Avremo quindi la ragione romantica , che coinvolgerà nello sforzo chiarificatore quelle forze che gli illuministi consideravano ostili ed estranee.

La ragione romantica è concepita come forza sorgiva e creatrice, diversa dalla fredda

e piatta ragione illuministica, che domina dal di fuori e dall’alto gli ingredienti del suo mondo come la mente dell’orologiaio domina il complesso delle ruote, dei perni, delle molle del suo ingegnoso meccanismo.

Ora è da notare che in ogni sistema meccanico c’è perfetta adeguazione tra le parti e il tutto, nel senso che il tutto non contiene niente di più della somma delle sue parti.

Gli illuministi, che sono come abbagliati dalle conquiste fatte nelle scienze fisico-matematiche fatte specialmente ad opera del Newton, trattano le idee e le impressioni psichiche come Newton tratta gli ingredienti materiali della sua meccanica.

Ogni idea di evoluzione, di sviluppo, di organicità

è estranea al modo di vedere degli illuministi,

ma è fatta propria dai romantici.