COME INTERPRETARE UN TESTO POETICO

 

articolo di

Ubaldo Pietro Melchiorri

 

“Leggere è scoprire la poesia: perciò la lettura è il principio della critica”

(A.Momigliano) (1).

 

Comprendere un’opera d’arte, dunque, è saperla leggere, saperne cogliere la ricchezza inesauribile e segreta che essa ci comunica, il significato cioè del suo messaggio. La lettura però, è solo il “principio” della critica, un momento essenziale ed ineliminabile che richiede il possesso di una adeguata metodologia per risultare produttivo.

Metodo obsoleto è da ritenersi quello ad, esempio, di leggere a scuola una poesia, farne la parafrasi, e magari assegnare il riassunto a casa. E neppure è consigliabile far seguire semplicemente alla lettura del testo quella di pagine di critici letterari più noti, delegando perciò ad altri quello che dovrebbe essere il piacevole e doveroso compito dell’insegnante: interpretare con i propri alunni il messaggio emesso da un testo letterario; far parlare il testo insomma.

 

Metodo dell’analisi testuale

 

Il metodo di lettura che seguiremo sarà quello dell’analisi testuale, che tiene conto degli esiti della ricerca degli ultimi decenni nel campo della linguistica e della teoria della comunicazione.

Il testo letterario è, innanzi tutto, un messaggio che un mittente (il poeta) invia ad un destinatario (lettore) per mezzo di un codice (la lingua) che il lettore deve conoscere per poterlo interpretare.

Così intesa l’opera letteraria è un qualcosa che è stato costruito, un oggetto complesso, di cui si vuol conoscere le ragioni e i meccanismi di funzionamento. L’analisi critica aiuta a capire meglio come funziona un testo e può mettere in grado il lettore di esprimere un giudizio motivato che vada di là dal semplice “mi piace/non mi piace”; ma non può sostituire l’accostamento diretto al testo e la sua comprensione mediante la lettura. Secondo TS Elio si hanno diversi gradi di lettura o livelli: “In un dramma di Shakespeare si hanno diversi livelli di significato. Per gli spettatori più semplici c’è la trama, per i più riflessivi c’è il personaggio e il suo conflitto, per i più inclini alla letteratura, le parole e la costruzione dell’espressione, per i più sensibili musicalmente il ritmo e per gli spettatori di maggiore sensibilità e intelligenza, un significato che si rivela in modo graduale” (2).

A scuola una volta era facilissimo sentirsi interrogare solo sul contenuto:

“Di che cosa parla il VI capitolo dei Promessi Sposi? Che succede nel canto decimo dell’Inferno?” Talora bastava sapersi destreggiare in un riassuntino e il gioco era fatto. Ma anche allora gli insegnanti più responsabili sollecitavano gli alunni ad andare oltre il significato letterale.

In poesia, infatti, le parole non hanno solo il significato denotativo, ma concentrano in sé un di più di significato, che va oltre quello letterale-denotativo. In questo modo le parole si arricchiscono di implicazioni soggettive, allusive, emotive e spesso acquistano anche un significato figurato. Perciò, se si vuol capire il significato profondo di un testo poetico, è necessario cogliere queste implicazioni e decifrarle.

 

Polisemia del testo poetico

 

Occorre tener presente , però, che il significato di un testo poetico non può essere definito una volta per tutte e con assoluta precisione: il testo poetico è, per sua natura, polisemico.

Più esattamente ogni poesia ha un significato di base su cui tutti generalmente concordano, ma poi al di là di esso, ogni lettore può trovarvi tanti altri significati, talora diversissimi tra loro, a seconda della propria sensibilità, della propria cultura e del proprio modo di porsi di fronte al testo.

Così lo stesso testo poetico dice sempre qualcosa di nuovo a chi lo legge, un qualcosa che può essere diverso da lettore in lettore.

Chi legge una poesia deve sempre tenere presente questa ricchezza di significati del testo poetico e nelle analisi del contenuto non deve mai fermarsi alla prima impressione: deve sforzarsi di cogliere tutti i significati del testo, domandandosi il perché di ogni affermazione e di ogni immagine, approfondendo ogni tema e ogni motivo.

 

I vari livelli di un’opera letteraria

 

Secondo i principi della critica strutturale è utile smembrare il testo in una serie di sistemi o livelli e operare su ciascuno di essi un’analisi dettagliata, intesa a cogliere una precisa rete di riferimenti interni. Si avranno così diversi discorsi sul testo, che dovranno essere poi ricomposti in unità, attraverso la verifica dei rapporti (di corrispondenza e d’opposizione) intercorrenti fra i diversi livelli, al fine di ricostruire un’interpretazione coerente e organica, rispettosa dell’unità e della coerenza del testo.

La semiotica letteraria, impostando in maniera diversa la distinzione tra forma e contenuto, distingue nel testo, come nel segno linguistico, una parte significante, che viene definita espressione, e una parte significata, che corrisponde al contenuto.

 

Praticamente nella lettura delle opere letterarie, i livelli fondamentali da considerare, sul piano del contenuto sono: il livello tematico, il livello simbolico, il livello ideologico.

Sul piano dell’espressione vanno analizzati i livelli: stilistico, linguistico, e ritmico- metrico.

Se metodologicamente è molto utile alla “oggettiva” interpretazione del testo considerare separatamente i vari livelli, bisogna però tener presente che sono le relazioni riconoscibili tra i livelli ed è il loro interagire che strutturano e tengono insieme il testo; l’autore non procede per gradi, mette in opera simultaneamente tutti i livelli testuali; non c’è un prima e un poi, secondo cui di necessità dobbiamo precedere nell’analisi testuale.

 

I livelli sul piano del contenuto

Riprendendo il discorsi sui vari livelli di letture, il primo da considerare sul piano del contenuto è quello tematico, che esprime il motivo di fondo di un’opera (es. l’amore, la morte, la speranza, l’eroismo).

Per capire meglio la specificità del tema generale è opportuno notare come questa si articola in motivi secondari, che costituiscono l’ossatura tematica del testo poetico. Se ad esempio, il tema di un sonetto stilnovistico è l’amore cortese, i motivi che lo compongono sono: la rappresentazione dell’uomo stupefatto ed attonito all’apparizione dell’amata, la lode della bellezza della donna attraverso il paragone con le cose più belle della natura, l’impossibilità di proferir parole (“la lingua deven tremando muta”).

Quando qualcuno di questi motivi ricorre con frequenza in un testo poetico si parla di leit-motiv; mentre la parola ricorrente in un determinato testo ed essenziale alla comprensione di esso, come spia semantica, è nota col termine di parola- chiave.

Rimanendo sempre sul piano del contenuto è facile passare dal livello tematico al livello simbolico- ideologico, giacchè spesso un motivo acquista in un determinato contesto culturale, un valora simbolico, che allude ad un’idea o concezione della vita. Così le figure femminili della poesia leopardiana (la donzelletta, Silvia, Nerina), sono simboli della speranza e delle illusioni, che in una visione illuministica e materialistica, non sono che inganni della natura, madre o matrigna che sia.

 

I livelli sul piano dell’espressione

 

Sul piano dell’espressione vanno individuati gli altri livelli del testo poetico: livello retorico- stilistico, livello linguistico, livello ritmico- metrico, i quali solo artificialmente e per necessità metodologiche possono essere separati dai livelli fin qui elencati.

L’esame del livello stilistico comporta l’individuazione delle figure retoriche, dei generi letterari e del registro stilistico.

Il livello linguistico riguarda la strutturazione morfologica (particolarmente importanti, a questo livello, sono i tempi e i modi verbali) e la struttura sintattica (paratassi e ipotassi), le figure d’ordine (iperbato, anastrofe, chiasmo…) e soprattutto il lessico.

Le scelte lessicali dei poeti non sono mai casuali e, quindi, in sede di analisi di un testo poetico, è importante individuare le ragioni di tali scelte, ricostruire le caratteristiche del lessico e stabilire se esso è omogeneo o no al contenuto. Infatti, ogni poeta sceglie sempre il suo lessico e le sue scelte sono tanto motivate e precise, quanto, una volta fatte, definitive: ogni parola diventa insostituibile.

 

Gli assi del linguaggio

 

Il poeta sceglie le parole, ma questa scelta, per quanto libera, non può adeguarsi alla natura dell’atto linguistico, come ricorda Jacobson, per cui la selezione e la combinazione delle parole si dispongono secondo i due assi del linguaggio: l’asse paradigmatico, attraverso il quale si selezionano nel deposito della lingua (codice) certe entità; l’asse sintagmatico sul quale si combinano le proposizioni, secondo il sistemo sintattico della lingua. L’analisi testuale deve ripercorrere questo itinerario della comunicazione, mettendo in luce le peculiarità, sia della piano sintagmatico (perché il poeta ha usato questa costruzione? Perché ha posticipato il soggetto? Che significa questa inversione?…); sia del piano paradigmatico, ossia della scelta preliminare delle parole.

 

Significati della parola poetica

 

Anche una parola comune usata da una grande poeta, acquista un significato nuovo, originale e come si è detto insostituibile (p.es., tempesta e temporale nel Leopardi); insostituibile non solo perché è inserita in un contesto ritmico e musicale, ma anche perché la parola poetica accanto al suo significato denotativo (oggettivo, referenziale, comune, letterale) presenta sempre uno o più significati connotativi (soggettivi, allusivi, emotivi, evocativi), significati spesso latenti, che risalgono alla sfera personale dei ricordi di chi usa quella parola, o alle sue reminiscenze letterarie o anche al suo inconscio.

Il meccanismo di cui il poeta si serve per rendere poetiche le parole è quello della manipolazione della lingua, sia attraverso lo spostamento di significato delle parole, sia attraverso la combinazione particolare e inedita del significato delle parole stesse.

Questi due espedienti, che il poeta utilizza attraverso un uso più o meno consapevole delle figure retoriche, dette appunto di significato (similitudine, metafora, metonimia, iperbole, perifrasi, personificazione, lirote) perché incidono sul significato, consentendo al poeta di ricreare continuamente il linguaggio per dar vita ad immagini inattese e per rappresentare, mediante le parole usuali, una visione sempre nuova, inedita, originale, pregnante, ambigua, suggestiva, e quindi poetica, delle cose e del mondo.

La lingua poetica è, dunque, in qualche modo diversa dalla lingua comune, anzi si può dire che il poeta fa dello scarto dalla norma la sua peculiarità espressiva, che realizza attraverso il ribaltamento delle strutture sintattiche normali e la manipolazione linguistica.

In ultimo, rimane da considerare il livello metrico- ritmico- timbrico.

Già il livello linguistico non può prescindere da fenomeni di tipo fonico.

Queste distinzioni, come è stato ribadito più volte, sono artificiose ed hanno valore solo metodologico. In certi testi poetici l’effetto fonico- musicale è talmente importante che una determinata disposizione fonico- timbrico assume una rilevanza anche sul piano del significato (vedi Pascoli, D’Annunzio, e tanta poesia contemporanea).Per questo si dovrà fare la dovuta attenzione alle figure retoriche dei suoni (Allitterazione, onomatopea, omoteleuto, assonanza, consonanza e rima).

Le parole che rimano fra loro, creano con la ripresa sonora, campi semantici (isotopie) che ampliano e arricchiscono il significato.

Va, infine, considerata la struttura ritmica del verso e quella metrica.

 

Vari tipi di critica

 

Il De Sanctis, nell’introduzione al Saggio critico sul Petrarca, dice che vi sono diversi tipi di critica: “V’è una critica elementare ed utilissima, che mira alla semplice interpretazione; questa critica può illustrare e spiegare un lavoro, non lo può giudicare.

Vi è una critica tutta esterna, che raccoglie e fa un bel mazzo delle forme di dire più elette, o dei concetti più peregrini. Anche questa critica è incompetente a dar giudizio di un lavoro d’arte.

Vi è un’altra critica, che studia le qualità dello scrittore e si riassume nel celebre motto: - lo stile è l’uomo-. Questa critica non ci può dare essa pure che mezzi giudizi.

“Da queste mezze critiche – conclude il De Sanctis – sono usciti mezzi giudizi, vale a dire falsi giudizi” (3).

La vera critica si troverà, dunque, secondo A. Marchese “all’incrocio di queste molteplici considerazioni e affronterà l’opera da diversi versanti (i vari livelli o sistemi di cui abbiamo parlato) pur tenendo sempre ad uno sbocco unitario e totalizzante” (4).

 

Note

1.La citazione è tratta  da A.Marchese,La struttura della critica letteraria,SEI,Torino,1985

2.T.S.Eliot, L’uso della poesia e l’uso della critica,Bompiani,Milano,1974

3.F.De Sanctis,Saggio sul Petrarca,Laterza.Bari,1955

4.A.Marchese,L’analisi letteraria,SEI,Torino,1990